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Il monologo delle zucchine[1]

Certo che è una bella soddisfazione potersi alzare la mattina e andare a fare la spesa. Invece di mettermi in coda per andare in ufficio, ne approfitto per uscire e comperare quello che mi serve per il pranzo.

Sì ma, dove vado? Prendo la macchina, vado al supermercato e prendo la provvista per la settimana. Trovo tutto, bello allineato, illuminato, impacchettato. E se provassi ad andare dal fruttivendolo a dieci minuti a piedi? Certo, ha solo verdura e poco altro…. Però in fin dei conti ho solo bisogno di verdura.

Certo che se vado al supermercato, mi avvicino agli scaffali, ai banchi della gastronomia, trovo cibo e cibo, messo lì apposta per farti venir fame, per tutte le occasioni e per tutte le ore del giorno. Alle casse poi, caramelline, cioccolatini, insieme a batterie e lamette che ti dicono: “mangiaci siamo piccole colorate e buone, profumiamo l’alito e abbiamo poco zucchero”. Ma dove vai … se la caramella non ce l’hai?

Facciamo che oggi finisco quel che ho in frigo e prendo solo verdura, nemmeno tanta, adesso che posso andare a fare la spesa con più flessibilità.

Ma sai che non è male… Pulito, tutto all’interno del negozio, ben ordinato.

  • Buongiorno signore, tocca lei?
  • Si tocca a me. Vorrei delle zucchine? Posso prenderle?
  • Preferisco dargliele io, mi dice il verduriere – che poi ho capito si chiama Mario.
  • Sa… le regole, e poi, non si preoccupi, gliele scelgo con cura. Vedrà …. Sono fresche. Le ho prese due ore fa ai mercati generali. Ho un fornitore che non mi ha mai deluso.
  • Se mi riporta questi sacchetti di carta, li usiamo per la sua prossima spesa, tanto le zucchine si lavano prima di cucinarle.

Certo che non è male poter prendere la quantità giusta. Chiedo a Mario di darmi anche delle carote e delle taccole, siamo in stagione. I colori….. Aggiungo un po’ di frutta colorata. Prendo anche dei fagioli, secchi questi, perché quelli freschi non ci sono ora.

Certo ci vuole un bel po’ a far la spesa, portarla su, tagliarla, buttare gli scarti. Ma…  forse non era più comodo comprare il minestrone preparato, tagliato cubetti tutti uguali, sminuzzato. O forse quelle minestre già pronte dove c’è già dentro tutto… pensato, selezionato, raccolto nel momento giusto? Mah. Beh, ormai….. . Intanto che penso a come stender la prossima relazione, comincio a tagliare le zucchine.

Cosa ne faccio? come le taglio? a strisce o rondelle, tengo la parte verde? Quella bianca interna è un po’ meno soda… tengo tutto? Vuoi vedere che mi tocca di usare il computer anche per cucinare… Non grazie: tonnellate di pubblicità in cambio di ricette approssimative; meglio il vecchio libro dell’enciclopedia galattica della cucina che ho comperato insieme ai giornali qualche anno fa ed ancora perfettamente intonsa.

No no troppo complicata,  cerco meglio sul motore di ricerca. Uhmm … qualcosa di buono: pochi loghi, uno chef che parla bene in italiano senza che paia un filosofo ispirato, dice che delle zucchine si usa tutto tranne l’attaccatura (volendo anche quella, ma non esageriamo) e mi fa vedere come tagliare strisce regolari e sottili, lo fa anche con le carote, usa proprio le taccole, pan grattato condimento e le mette in casseruola…

Sono riuscito a farlo anch’io e nel frattempo mi è pure venuta l’idea che cercavo per il lavoro.

La mattina è quasi volata, metto tutto in forno, metto il timer sul tempo che mi dice il mio web-cuoco. Non mi è venuto nemmeno in mente di fare lo spuntino.

Telefonata, scrittura, tabella. Timer che dice che è l’ora. Che faccio? recupero il tempo portandomi sulla scrivania questa magica lasagna vegetale multicolore? …. Che non mi sembra niente male…..

No dai, spengo il computer, zittisco il bip delle mail sul telefono, preparo la tovaglietta, allineo ben bene le posate e mi prendo anche mezzo bicchiere di vino bianco e la solita acqua.

Che belli i colori delle verdure sul piatto bianco. Che buono. Certo che sto mangiando in 10 minuti quello che ho impiegato tre quarti d’ora a preparare. Piano dai, non posso mangiarti così in fretta con tutto il tempo che ho impiegato a prepararti.

Che poi il tempo che ho impiegato è nulla rispetto alla strada che quella zucchina ha fatto per arrivare nel mio piatto: è stata seminata, irrigata, è cresciuta succhiando dalla terra il suo nutrimento cercando il sole, raccolta da persone curve e veloci per la fame, messa al fresco per essere scelta da Mario il Verduriere che me l’ha venduta. Beh…, credo che ogni strisciolina meriti di essere mangiata in modo che abbia il tempo di far sentire tutto il suo sapore.

Rassetto, faccio uno spuntino a metà pomeriggio, ma non h tempo per uscire a camminare, devo lavorare. Ho forse impiegato troppo tempo con queste zucchine…. No devo farlo altrimenti prendo la forma della seggiola. Semmai faccio a meno di contare i 10.000 passi. Stamattina ho camminato dieci minuti belli veloci per andare dal verduriere e altri dieci per tornare. Se ne cammino un’altra ventina, di minuti, con un passo un po’ sostenuto, credo possa andar bene. Non ho voglia di correre, cammino spedito e respiro bene. Bevo pure. Non so se ne berrò due litri di acqua… ne berrò fin quando sento che ne ho voglia. Mi farò una tisana intanto che finisco il lavoro. Provo a berla senza zucchero: è buona si sente il profumo dell’erba e dei fiori.

Devo lavorare ancora un paio d’ore e non posso mettermi lì ancora a cucinare. Quasi quasi per stasera mi scaldo la mitica zuppa pronta con verdure e legumi che ho in frigo. Leggo l’etichetta… Mmmh tutta roba buona, bilanciata, senza conservanti, senza additivi, né coloranti né insaporitori. Vuoi vedere che forse non tutto quel che ci prepara l’industria è fasullo e malefico…?

Me la preparo in 5 minuti bella pronta scaldata nel microonde, ci metto un crostino. Ah ci sono dentro anche delle zucchine. Beh non sono proprio come quelle del pranzo. Pazienza … Domani pesce.


[1] Intervento di ‘contestualizzazione’ inserito a seguire del saggio del volume miscellaneo ‘L’ufficio in casa’ cit.